Perché una nuova rappresentazione del mondo

di Giacomo Corna Pellegrini

1. La carta geografica è una rappresentazione, in scala ridotta, di una parte o della totalità della superficie terrestre. Per il fatto stesso di essere in scala ridotta, rispetto alla realtà, deve rinunciare a riprodurla con fedeltà assoluta: perché solo la realtà è fedele a se stessa! Perciò, qualunque carta geografica è costretta a selezionare le informazioni territoriali fornite ed a scartarne molte, che in nessun modo potrebbero trovar posto graficamente nella carta stessa.
Inoltre, per esprimere le informazioni prescelte, è necessario affidarsi a simboli convenzionali, che le rappresentino: linee di livello o colori variati per le diverse altitudini, un circoletto per un paese, uno più grande per una città, una linea nera continua per una ferrovia, una linea di punti e linee alternate per un confine, etc. Scala di riduzione della carta, informazioni selezionate e loro simbologia di rappresentazione sono ricordate nella «Legenda» di cui ogni carta è dotata, e senza la quale il suo significato non sarebbe chiarito.
Finché si tratta di rappresentare una piccola porzione di territorio, si può trascurare il fatto che essa insista su una porzione della superficie terrestre che è globalmente sferica (o più esattamente ellissoidale, perché leggermente schiacciata ai poli). La forma da rappresentare può allora ipotizzarsi con sufficiente realismo come piana, salvo le deformazioni dei rilievi, che possono essere rappresentate con linee di livello, colori, sfumature, etc.
Se invece si vuole rappresentare una superficie terrestre molto ampia, non si può più prescindere dal fatto che si tratta di tradurre su un piano un insieme di punti che, nella realtà, insistono invece su una porzione di superficie sferica. Perciò, diventa necessario accettare qualche deformazione della rappresentazione, rispetto alla realtà.
Questo problema tocca la sua difficoltà massima allorché si vuole disegnare, in una sola carta, l'intera superficie del globo terrestre. A ciò si sono dedicati, da secoli, un gran numero di geografi e di cartografi, con finalità diverse e con mezzi tecnici più o meno raffinati. Un cenno alle proiezioni possibili di una sfera chiarisce la grande varietà di soluzioni praticabili e, insieme, i limiti inevitabili che ognuna di esse presenta (si veda anche nel presente fascicolo: «Cartografia, qualche nozione illustrata»).

2. Il problema delle proiezioni cartografiche del globo terrestre consiste nel fatto che la superficie di una sfera non è «sviluppabile» in un piano, se non per l'unico punto in cui quest'ultimo le sia eventualmente tangente. Si tratta allora di proiettare idealmente e graficamente i punti della superficie sferica sulla superficie di altre forme geometriche «sviluppabili» appunto, in un piano: è il caso della superficie curva di un cono o di quello di un cilindro. Ma ciò facendo, si operano necessariamente delle deformazioni nelle distanze e nelle superfici. Il dilemma principale consiste nel mantenersi fedeli, cioè proporzionali, alla misura delle superfici (proiezioni equivalenti) ovvero alle loro forme (proiezioni conformi o ortodromiche). La scelta dell'uno o dell'altra dipende dalla finalità per la quale la carta è stata redatta. Naturalmente, tra i due tipi estremi (massima conformità o massima equivalenza) ve ne sono molti altri, variamente realizzati.
In sintesi, le proiezioni geografiche si distinguono in: 1) proiezioni zenitali (o orizzontali) aventi un punto centrale idealmente osservato dall'alto in verticale, rispetto al quale tutti gli altri presentano una radiosità (per esempio polare, ovvero equatoriale, ecc.); 2) proiezioni coniche, derivanti dalla utilizzazione ideale di una sorgente luminosa situata al centro di un globo trasparente e proiettante meridiani e paralleli su un cono tangente ad esso lungo un parallelo, ed il cui vertice stia sul prolungamento ideale dell'asse polare; la carta è ottenuta «sviluppando» la superficie curva del cono così disegnata sul piano della carta; 3) le proiezioni cilindriche applicano grosso modo lo stesso principio, utilizzando però una superficie cilindrica tangente al globo terrestre, anziché una superficie conica; la più famosa di esse è la proiezione di Gerardo Mercatore, disegnata dal grande cartografo nel 1569; 4) altre proiezioni sono ottenute con le modalità più varie, di cui ogni buon libro di geografia può dar conto.

3. Nel disegnare cartograficamente la superficie terrestre si perseguono, in realtà, finalità in parte consapevoli e, in parte, inconsapevoli. Maggiore interesse vi è, abitualmente, a rappresentare in forma più accurata i territori ove la carta è prodotta o utilizzata; mentre imprecisioni o deformazioni, soprattutto riduttive, sono più facilmente accettate per territori lontani e di scarso interesse per gli utilizzatori della carta stessa. Ciò spiega, da antichissima data, l'eurocentrismo di carte prodotte in Europa, il sino-centrismo di quelle prodotte in Cina, e così via. Queste scelte cartografiche sono spesso la conseguenza di esigenze politiche; talora di precise volontà egemoniche; molto spesso sono semplicemente la conseguenza dell'immagine inconscia che il cartografo aveva od ha del mondo.
Negli atlanti e nella cartografia europea prevale, come si è detto, l'attenzione al vecchio continente e tradizionalmente è stata privilegiata la «proiezione di Mercatore» che facilita la rappresentazione dei territori di più diretto interesse per quella parte del mondo.
Con la nuova attenzione a tutte le superfici del globo terrestre, anche a quelle abitate dai popoli più poveri o a quelle meno abitate dagli uomini, si avverte oggi l'esigenza di una rappresentazione cartografica che privilegi la fedeltà alla misura delle superfici delle singole varie parti della terra. La carta di Peters è una delle risposte possibili a questa esigenza. Secondo il suo Autore essa ha molti pregi, tra cui però fondamentale appare quella della sua fedeltà alla misura della superficie. Naturalmente la carta di Peters ha anche qualche difetto. Il principale è la deformazione verticale delle terre del globo più prossime all'equatore, in gran parte proprio quelle corrispondenti al Terzo Mondo. Ma è un difetto che, per l'appunto, attira subito l'attenzione su di esse, mentre peraltro le mantiene del tutto fedeli alla misura delle rispettive superfici, come è per tutte le terre rappresentate in ogni parte della carta.
Dunque, non si tratta d'una carta, ad esempio, per programmare la traversata dell'Africa o quella dell'America Latina, ma per riflettere sul Mondo nel suo complesso, sulla superficie del pianeta terra come luogo in cui tutti gli uomini sono stati posti a vivere.
Oltre la Carta di Peters sono possibili altre soluzioni cartografiche al problema di una fedeltà alla misura delle superfici. Basti ricordare la proiezione omolografica (equivalente) di Mollweide, la proiezione omalosina interrotta di Goode, la proiezione IV di Eckert. Ognuna ha, ovviamente, pregi e difetti, che la fanno apparire utile ad alcuni scopi e meno ad altri.
Per dare conto di aspetti essenziali delle varie parti del mondo, si possono perfino dare nuovi significati non spaziali alle superfici rappresentate: per esempio, renderle proporzionali non al rispettivo territorio ma invece al numero degli uomini che lo abitano; oppure al valore del reddito che vi viene annualmente prodotto, etc. Si tratta, come per ogni carta geografica, dell'esaltazione di alcuni aspetti della realtà, mentre tutti gli altri restano in sordina. Sicché, in definitiva, ogni carta va letta sapendo che cosa da essa ci si può attendere, e comunque mai dimenticando che suo compito è quello di informare solo su alcuni, pochi aspetti della realtà: che invece è sempre molto complessa, articolata e quindi difficile da capire.

4. Col rinnovarsi della rappresentazione cartografica della superficie terrestre globale è necessario si rinnovi anche l'ottica con cui essa viene letta e adoperata. Ciò comporta in particolare una attenzione degli utilizzatori alla dimensione mondiale della nostra epoca, alla comune «umanità» di tutti i popoli, infine alla esigenza di incontri paritari e proficui tra essi: cioè al riconoscimento della eguale dignità di tutti gli uomini nella ricerca legittima di benessere e felicità da parte di ognuno. A queste attenzioni di fondo la moderna geografia, altre scienze ed i molti mezzi di comunicazione di massa della nostra epoca offrono strumenti di lettura ed interpretazione territoriale che debbono integrare quelli cartografici. La superficie territoriale, di cui massimamente le carte geografiche danno notizia, non è infatti che uno, anche se fondamentale, degli elementi del territorio. Questo, infatti, rappresenta l'integrazione di uno spazio, connotato da tutti gli elementi fisici che gli sono caratteristici (morfologia e clima, in primo luogo), ma risultato altresì di una «sedimentazione storica» di cui gli uomini sono stati e sono protagonisti importanti. Leggere le relazioni reciproche che legano tra loro i segni della presenza umana e quelli delle perenni forze della natura è il compito della ricerca geografica, insieme con l'individuazione delle dinamiche di ogni trasformazione territoriale, quindi delle cause che generano ogni fenomeno o gruppo di fenomeni, fisici e antropici, presenti sulla superficie terrestre. Di qui l'appello anche a molte altre scienze, naturalistiche ed umane, che indagano su ognuno d'essi, per cogliere la complessità e insieme l'unità dei quadri geografici in cui concretamente confluiscono.
Quanto poi alla rappresentazione dei fatti territoriali, già i viaggiatori di tempi lontani non si limitavano a dar conto dei loro viaggi con itinerari cartografici, ma vi aggiungevano le loro descrizioni di paesaggi e popoli; e spesso ne davano anche dei piccoli schizzi, o disegni o anche talora ne dipingevano splendidi quadri. Oggi, fotografie, filmati, servizi radiofonici e televisivi, registrazioni della più varia natura, nonché biblioteche intere di volumi e riviste scientifiche e divulgative allargano a dismisura queste informazioni. Infine, la diretta esperienza di viaggio è sempre più possibile a molti, per conoscere di persona, seppure a volo di uccello, terre e popoli anche lontani. Vi è persino il pericolo di un eccesso di informazioni, rispetto alla capacità di ognuno di usarne utilmente. Resta importante non avvicinarsi a tutto (sarebbe comunque impossibile!), ma piuttosto avvicinarsi ad alcuni quadri ambientali (ed agli uomini che li animano) con intelligente volontà di capirli, nonché col rispetto per la realtà «altra» e per le ragioni degli «altri». Se la carta di Peters farà riflettere a tutto ciò, avrà dimostrato la sua utilità.

Giacomo Corna Pellegrini
Istituto di geografia umana
Università degli Studi di Milano