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come è fatto l'uomo bianco

i MAORI: la fine degli uomini blu
uno sterminio poco conosciuto

Yagan l'aborigeno, decapitato 164 anni fa:
la testa era esposta al museo di Liverpool

Corriere della Sera, 3-6 settembre 1997

Era esposta al museo di Liverpool: ora gli indigeni chiedono la restituzione di tutti i trofei
A casa la testa del guerriero
Yagan l'aborigeno, decapitato 164 anni fa, torna in Australia

La testa di un guerriero aborigeno australiano (decapitato 164 anni fa), esposta per un secolo in un museo di Liverpool, è tornata ieri in Australia dopo una lunga trattativa tra il governo britannico e i rappresentanti della comunità aborigeno. La testa del guerriero, di nome Yagan, è stata riconsegnata nei giorni scorsi ai rappresentanti aborigeni di un clan dell'Australia occidentale durante un incontro a Liverpool. La restituzione della testa-trofeo segna un punto a favore dei movimenti aborigeni che chiedono la restituzione dei resti umani e delle testimonianze etnografiche conservate nei musei di tutto il mondo. I materiali restituitì vengono poi sottoposti ai rituali funebri delle tribù di orígine che spesso prevedono la distruzione col fuoco o il seppellimento in luoghi segreti.
Appena rientrato a Perth con la testa di Yagan, il leader aborigeno Ken Colbung ha fatto una dura dichiarazione mettendo in relazione la morte del vecchio guerriero Yagan con la tragica scomparsa di Lady Diana: «Gli inglesi hanno compiuto un genocidio in Australia - ha detto -Hanno sbagliato e ora devono soffrire. Dovranno imparare a vivere con la morte di Diana come noi abbiamo dovuto fare con la morte di Yagan. La natura - ha concluso Colbung - è portatrice di tutte le cose buone come di tutte le cose cattive».
Yagan venne ucciso nel 1833 e la sua testa mummificata mediante fumigazione venne esposta per decenni nel museo di Liverpool. Nel 1964. a seguito delle proteste dei movimenti aborigeni, la testa venne tolta dalle vetrine del museo e sepolta assieme ad altri «reperti»: una testa di un guerriero Maori della Nuova Zelanda e i corpi di ventidue bambini nati morti.

Lo sterminio delle popolazioni aborigeni dell'Australia iniziò poco dopo la scoperta del Continente, nel Settecento, e raggiunse l'apice nei primi decenni del secolo scorso quando vennero sterminati tutti gli abitanti della Tasmania, la grande isola a sud dell'Australia. Per annientare i Tasmaniani, gli inglesi organizzarono la «Black Line» una linea di 2000 soldati che rastrellò il territorio «a pettine» uccidendo tutti gli aborigeni che rimasero intrappolati nella morsa; ma si trattò di ben poche persone perché la maggioranza dei Tasmaniani erano già stati eliminati distribuendo loro farina avvelenata con arsenico e abbandonando nelle campagne attorno alle fattorie dei coloni carcasse di pecore riempite di stricnina. I pochissimi superstiti vennero relegati in una piccola isola dove si estinsero rapidamente: nel 1832, un anno prima dell'uccisione di Yagan, i Tasmaniarii superstiti erano solo 78, nel 1854 ne rimanevano sedici, nel 1865 morì W. Lanné, l'ultimo maschio del gruppo e nel 1876 morì Truganirù, l'ultima tasmaniana purosangue.

Da qualche anno c'è in Tasmania un movimento di «mezzosangue» (circa 8000 persone) che rivendica la restituzione dei territori d'origine e ha chiesto a diversi musei (anche italiani) la restituzione di tutti i reperti tasmaniani ' «Per il momento - ci disse qualche tempo fa John Wells, uno dei leader del movimento - solo il museo di Ediinburgo (e ora quello di Liverpool, ndr) ci ha restituito i materiali che aveva nei depositi e quando sono artivati li abbiamo bruciati come voleva il rituale delle tribù a cui appartenevano».
Il problema delle teste conservate nei musei è ancora più sentìto dai Maori della Nuova Zelanda. Qui, infatti, fin dall'arrivo delle navi del capitano Cook le teste dei capi con i volti tatuati furono oggetto di raccolta da parte dei marinai e a decine finirono nei musei europei. Recentemente una studiosa americana ha scoperto che quando quelle dei veri capi (che venivano affumicate e conservate dalle tribù) cominciarono a scarseggiare i Maori presero a tatuare sommariamente il volto degli schiavi che poi venivano uccisi e decapitati per soddisfare le richieste degli europei. Oggi anche i Maori richiedono la restituzione delle teste tatuate, capi o schiavi che siano.

Viviano Domenici



foto 1.
UNA VITA TATUATA
Per i Maori della Nuova Zelanda il tatuaggio rappresentava, più del volto stesso, l'Identità dell'individuo in quanto ogni «segno» sul corpo indicava lo status raggiunto dalla persona.

foto 2.
TESTE IN VENDITA
La testa mummificata di un capo Maori: vennero acquistate in gran numero nel '700 dai marinai delle navi europee. Presto i Maori «spacciarono» quelle di schiavi per teste di capi

foto 3.
UNA FIRMA SUL VOLTO
Quando i capi delle tribù Maori dovettero firmare i contratti di cessione delle terre agli inglesi, siglarono le carte riproducendo il tatuaggio che avevano sul volto